Fede e ragione - Note, appunti, riflessioni

Esperienze
Pensieri
Riflessioni
Vai ai contenuti

Fede e ragione

Pensieri
Considerazioni personali su "fede e ragione"



Su questo tema e su queste due parole volevo fare un piccolo ragionamento laico terra terra e gli esperti e gli eruditi in materia mi perdonino per le mie eventuali inesattezze.

"La fede e la ragione sono come due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso
la contemplazione della verità" Fides et ratio

Io sono dell'opinione che la ragione e la fede siano due doni che abbiamo ricevuto. La "ragione" non sappiamo da chi, perché spesso ce la troviamo, mentre la "fede" deriva sicuramente da Dio ( per i credenti).
Andiamo allora, terra terra, ad esaminare per prima cosa la "ragione" e su questa parola mi trovo su Wikipedia queste definizioni e spiegazioni:

"La ragione, in filosofia, è la facoltà per mezzo della quale si esercita il pensiero, soprattutto quello rivolto ad argomenti astratti. La ragione è ritenuta dalla maggior parte dei filosofi una facoltà universale, tale da essere condivisa tanto dagli umani quanto, teoricamente, da animali o da intelligenze artificiali che userebbero la ragione intesa come capacità di calcolo"

A conferma di ciò, Aristotele era solito distinguere la semplice ragione (da lui chiamata diànoia), dall'intelletto (o noùs): tale distinzione è dovuta al fatto che la razionalità deduttiva, pur essendo capace di trarre conclusioni coerenti con le premesse, cioè di effettuare dimostrazioni corrette da un punto di vista formale, non può in alcun modo garantire la verità dei contenuti; per cui se il ragionamento parte da premesse false, anche il risultato finale sarà falso.

Aristotele assegnò pertanto all'intelletto, distinto dalla ragione, la capacità di cogliere la verità delle premesse dalle quali scaturirà la dimostrazione, grazie ad un atto intuitivo capace di astrarre l'essenza universale della realtà da singoli casi particolari.

Ne deduco, da queste brevi note, che l'intelligenza" (o intelletto) delle persone sia diversa dalla "ragione" e non necessariamente coincidente poiché ci possono essere a parer mio molte persone particolarmente intelligenti nel risolvere problematiche complesse di natura economica, scientifica, tecnologica, fisica, ecc. ma che la loro natura li porti a non prendere in considerazione problematiche diverse poiché "gli argomenti astratti" non fanno parte del loro modo di pensare indirizzato sempre a tutto quello che è reale e pratico.

Secondo il mio parere chi usa solo l'"intelligenza" nell'affrontare certe tematiche è un agnostico.

"L'agnostico afferma cioè di non sapere la risposta, oppure afferma che non è umanamente conoscibile una risposta e che per questo non può esprimersi in modo certo sul problema esposto. Nello specifico questa posizione è solitamente assunta rispetto al problema della conoscenza di Dio. In forme del tutto secondarie e in disuso può anche riguardare l'etica, la politica o la società."

La "ragione" invece, per me, come da affermazioni precedenti, è la capacità di affrontare determinate tematiche astratte ma se il punto di partenza del ragionamento è errato, sicuramente anche le conclusioni saranno errate.

Mentre pertanto la sola "intelligenza" porta a fermarsi davanti a fatti inspiegabili, l'uso della sola "ragione" porta oltre il ragionamento umano che non è detto che sia in grado di portare sempre a risultati attendibili e certi.

Ritornando pertanto al discorso del "Gesù storico", se si prendono in considerazione solo i fatti reali e quindi usando la sola "intelligenza" ci si ferma alla fine alla sua vita, lasciando poi in sospeso tutte le sue opere ed il suo insegnamento con un certo grado di possibilismo.

Se usiamo invece "la ragione" e si desidera andare oltre nella conoscenza, è necessario allora esaminare tutti gli aspetti storici e teologici di Gesù Cristo (compreso nascita verginale, miracoli e resurrezione).
Come affermato in precedenza, se questo studio parte solo ed esclusivamente dai soli fatti storici ( e quindi estremamente parziali) e tralasciando il resto per cercare di spiegare la figura di Gesù si rischia veramente di arrivare a conclusioni particolarmente errate o al limite distorte ed estremamente parziali.

« [La ragione] in quanto spontaneità pura [...] si eleva anche al di sopra dell'intelletto, perché, sebbene l'intelletto sia anche spontaneità [...] può tuttavia trarre dalla propria attività solo concetti che servono esclusivamente a sottoporre le rappresentazioni sensibili a regole e a riunirle così in una coscienza; [...] viceversa la ragione, nel campo delle idee, rivela una spontaneità così pura da innalzarsi molto al di sopra di ciò che la sensibilità fornisce all'intelletto e realizza il suo compito più elevato quando distingue l'uno dall'altro il mondo sensibile e il mondo intelligibile, assegnando così i propri limiti all'intelletto stesso. »
(Immanuel Kant, Fondazione della metafisica dei costumi, Bari, Laterza, 1970, p. 93)

Ritengo che dal "big bang" del dono dell'"intelligenza" e della "ragione" all'uomo da parte di una "Forza soprannaturale della quale non riusciamo ancora a spiegarci come" sia stato dato, quest'ultimo "bene", ha condotto poi l'uomo a trovare delle spiegazioni plausibili alla sua esistenza con diciamo "invenzione" della religione (fede).

Quindi in breve la "fede" va oltre la "ragione" per il semplice fatto che completa razionalmente con un proprio "credo" tutti i problemi esistenziali che l'uomo si è posto nei tempi.

In conclusione concordo pertanto alla fine con le parole iniziali :

"La fede e la ragione sono come due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità"

La vera fede non deve essere interpretata come ottuse, bigotte e statiche "credenze" a dogmi o imposizioni dati da "sapienti", parenti o gruppi di pressione psicologica, ma deve essere sempre un processo dinamico di crescita spirituale affinché le motivazioni possano essere sempre avvalorate da una precisa crescita di convinzione interiore.

Una risposta "raggelante" di un ateo DOC....
Perchè dovrei offendermi per un presunto pessimismo ateo? vallo a dire agli atei, che spesso sono, stupidamente, ottimisti.

Non voglio in questa sede essere tacciato di proselitismo cattolico ma quello che io definisco "raggelante" non è tanto la mancanza di fede ma di "SPERANZA".
Qul'è alla fine la differenza fra l'ottimista (non illuso ma "fiducioso") e il pessimista?

Chi crede in qualche cosa ha sempre la speranza nel cambiamento positivo in qualsiasi condizione anche la più terribile della vita, trovando sempre il coraggio di andare avanti.

Chi non crede assolutamente in niente ma solo nella propria cultura nel proprio "io" nelle proprie possibilità,......... e se alla fine queste risorse umane falliscono cosa rimane ?

Un ulteriore pensiero
La Bibbia è stata scritta da uomini (ma su consiglio di Dio) per gli uomini. Con la lingua  degli uomini.
Il messaggio è rivolto agli uomini.
E' stata custodita  dagli Uomini  e trasmessa agli uomini con mezzi umani .
In conclusione ne possiamo dedurre che la sua comprensione deve essere umana e umano il senso.

Per il credente è Dio che va incontro all'uomo e non viceversa.

Fede..
La fede, perciò, deve essere per forza in armonia con la Ragione e la Verità.
Nessuna  Verità deve essere perciò  priva di ragione perchè deve essere naturale, perchè l'uomo capisce solo il naturale e non il soprannaturale.  
La fede è una astrazione e perciò non si può "avere "o averla, ma si può solo "viverla " come esperienza di vita in armonia con la verità, con ciò che è giusto e non consiste di avere idee giuste, ma poi fare ciò che è male .

La fede è paragonabile all'amore, (altra estrazione) e l'amore è una cosa che va vissuta  come esperienza della vita, si esercita, si dona,ecc..
Non per niente San Paolo, citando le tre virtù teologali: "fede, speranza e carità" dice poi che la più importante però è la carità che tradotta la parola dal greco "agape" significa amore (verso il prossimo).

Perciò quelli che dicono di aver fede o pretendono di averla, scambiano la fede in qualcosa che si acquisisce; la fede è però un dono di Dio e non degli uominii  .

Chi intende infatti la "fede" come una risposta formulata, elaborata o interpretata da un contesto di persone umane che si ritengono infallibili e quindi autorità  indiscusse, ai quali occorre alla fine prestare fede come un dogma, anche se irrazionale, possono cadere facilmente nell'errore.
Non si tratta di avere delle risposte da uomini, ma vivere e operare nella vera fede nelle parole del Cristo..

Torna ai contenuti