Sui "martiri" e sugli "eroi" - Note, appunti, riflessioni

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Sui "martiri" e sugli "eroi"

Riflessioni

Certe volte ci si domandail il significato vero di certi termini e di certe parole.

Questa volta la curiosità è nata dalla personale interpretazione di quali possano essere le differenze fra quelli che vengono definiti "martiri" e quelli che ivece sono considerati degli "eroi".
Sicuramente, vista l'età, siamo stati condizionati dagli insegnamenti scolastici e dal catechismo ed a queste due figure, in genere hanno dato sempre degli "aloni" epici o di gloria. Ma chi sono veramente ? Chi vale di più, ed è più importante agli occhi di Dio, un "martire" o un eroe ?

Chi sono "martiri"
Il mio concetto di "martire" coincide solo in parte con la definizione classica che si può trovare sul vocabolario ed è riferita principalmente a tutte quelle persone di grande fede, tra le quali, i primi cristiani, che per non abiurare Gesù Cristo, sono stati nei vari secoli torturati o uccisi.
Solo quelli ? Io penso che il buon Dio, inserisca sicuramente anche tutti quegli innocenti che indipendentemente dal loro credo sono
stati nei secoli uccisi o perseguitati solo per il fatto che la loro religione. la loro appartenenza ad un popolo considerato "diverso" o le loro idee politiche, "contrastavano" con i "potenti", nell'infelice momento storico nel quale erano vissuti....


Possiamo tragicamente affermare che le nostre attuali conquiste di benessere, libertà e democrazia "galleggiano" letteralmente su un mare di sangue di innocenti?
Dal genocidio del 1,5 milioni di armeni in Turchia nel 1915, al triste ma doveroso ricordo, per rispetto della loro memoria, dei 6 milioni di ebrei uccisi nei campi di sterminio nazisti. A questi si aggiungono gli altri milioni di vittime delle numerose guerre del XX secolo fino alle deportazioni e le stragi del regime comunista di Stalin il quale affermò  una volta che se uccidi una persona è un omicidio, ma se ne uccidi milioni,...diventa una statistica .

Il delirio di potenza e di sopraffazione dell'uomo sull'uomo rappresenta, a parer mio, uno dei peggiori peccati dell umanità dove quest'ultima si avvicina così tanto al demonio che rimane difficile ancora chiamarla "umanità".
Cosa dire ancora, per concludere, delle giovanissime ragazze da Maria Goretti di 12 anni, martire e santa della Chiesa dei primi anni del 900' fino a Yara Gambirasio di 13 anni dei nostri giorni, vittime anch'esse di questo delirio di sopraffazione e di passioni ?

Da queste tragiche constatazioni si nota però una cosa importante: "i martiri" da quanto brevemente esaminato, sono a parer mio, quelle persone che singolarmente sacrificano la propria vita per un ideale  o per l'appartenenza ad una categoria di persone.
Ne consegue che il loro sacrificio è "singolo" e finalizzato esclusivamente, dai suoi persecutori, alla eliminazione fisica della singola persona, considerata "oggetto" o di una idea, religiosa o politica senza il coinvolgimento di altri "estranei"..

Chi sono gli "eroi"
Gli eroi, contrariamente a quanto osannato sui libri di scuola forse un po' datati, non sono stati dei veri eroi come li intendo io, ma persone che in momenti particolari hanno compiuto emotivamente e qui ripeto "emotivamente" un gesto particolarmente lodevole ma che in genere salvo casi particolari, è stato un atto effettuato singolarmente ed in genere  per difendere sempre un ideale di Paese, religioso o di dignità personale di uomo come nel caso di Fabrizio Quattrocchi (medaglia d'oro al valore civile) che rapito dagli islamisti, prima di essere ucciso a Bagdad disse " adesso vi faccio vedere come muore un italiano" !


Facciamo altri casi "classici".
Parliamo di Pietro Micca che nell'assedio della cittadella di Torino fece saltare, sacrificandosi, un passaggio segreto per non far passare i francesi. Fece a parer mio un lodevole atto di guerra. Come lui si possono citare altri classici "eroi" della prima guerra mondiale: da Enrico Toti con il lancio della sua famosa stampella durante l'assalto alle trincee fino a Nazario Sauro a Cesare Battisti impiccati dagli austriaci dopo la loro cattura perchè "irredentisti" per non citare poi tutti gli "eroi" del Risorgimento italiano.


La lista di quest tipo di eroi di ogni tempo è lunghissima....fino ad arrivare ai famosi kamikaze giapponesi della seconda guerra mondiale.

Ma allora chi sono veramente i "veri eroi" ?
La mia definizione è che i veri eroi sono quelle persone, spesso"invisibili", che hanno dedicato e dedicano integralmente e totalmente la loro vita al servizio degli altri spesso anche fino al limite del sacrificio.


Madre Teresa di Calcutta è stata una eroina dedicando la propria vita ai lebbrosi indiani?
Salvo d'Acquisto, uno "sconosciuto" carabiniere di appena 24 anni che volontariamente si offrì innocente al plotone di esecuzione tedesco fu un vero eroe per salvare 21 ostaggi che sicuramente sarebbero stati fucilati?

Anche le famiglie neocatecumenali che volontariamente in questi anni hanno lasciato tutto in Italia, affetti, casa e lavoro per trasferirsi in paesi lontani spesso di difficile accoglienza, ripartendo da zero, imparando la lingua e nuovi stili di vita, cercare un lavoro e crescere anche spesso una famiglia numerosa, per portare con la loro presenza e la loro fede una vera testimonianza cristiana, possono essere considerate degli "eroi" ?


La fede e veramente lo Spirito Santo  compie sempre opere miracolose e questo "miracolo" non coinvolge mai, per i veri eroi, il singolo come per i "martiri",  ma fa loro mettere veramente in pratica il secondo comandamento. "ama il prossimo tuo come te stesso".



Chi sono "i veri eroi" ?

Questa conferma l'ho trovata casualmente leggendo in treno, un articolo sul "Corriere della Sera" dal titolo: "Cristo alla prova dei Getsemani. Così Ratzinger trova l'eternità".

"....Come sappiamo, questa paura giustamente recalcitrante al dolore ed all'umiliazione, viene vinta; la volontà umana di sottrarsi alla pena, supera, lottando, se stessa e accetta di inverarsi in quella volontà di redimere il dolore degli altri.
Non è Dio che, con un aiuto miracoloso, tira fuori la volontà umana da quel "no" iniziale; è la volontà umana, il Gesù uomo, che lottando si innalza alla propria verità, alla superiore realizzazione di se stessa, che è sacrificarsi per la salvezza degli altri.

Ma potremmo chiedere, non è proprio questo che avviene pure in ogni uomo, dotato di una sola natura umana e senza pretesa di averne pure una divina in senso specifico, quando riesce a vincere la propria angoscia, l'ansia per la sua sorte particolare, e a realizzare un valore che trascende  la sua individualità accidentale, psicologica? Un valore che è sempre per tutti, perchè ogno gesto d'amore e di vero coraggio (che è vittoria sulla paura e non ostentazione muscolosa di eroismo)  è sempre per tutti.
Quando Don Edoardo Marzari, il sacerdote triestino che fu l'anima cristiana della Resistenza a Trieste, fu torturato dall'efferrata banda nazifascista Collotti, probabilmente avrà anch'egli voluto allontanare da sé quel calice e anch'egli ha saputo superare quella paura realizzando così la pienezza della propria umanità.
Bonhoffer, il grande teologo protestante impiccato dai nazisti per la sua ferma ed attiva opposizione al regime, non aveva alcuna voglia di morire, voleva sposare la sua fidanzata, ma è salendo al patibolo che è diventato più fortemente sè stesso.

Questo vale per tutti, credenti e non credenti, non solo per Gesù o per grandi personalità come quelle citate, ma per chiunque riesca a vincere l'angoscia dinanzi all'abisso delle difficoltà e paure. Un abisso anche piccolo di difficoltà e paure quotidiane magari di per sé modeste , ma pur sempre schiaccianti per le spalle di persone piccole e deboli come siamo quasi tutti. E' per questo che quella notte nell'orto degli Ulivi è universale ed è promessa di salvezza per tutti, credenti e non credenti.

Conversando con il suo grande amico monsignor Santin, vescovo di Trieste, Biagio Marin, che non si riconosceva nella fede cattolica,  diceva che, quando preghiamo Dio, ci rivolgiamo alla parte più vera e reale di noi stessi, liberando il nostro "io" dalle contingenze psicologiche, egoistiche e meramente private."  

11 marzo 2011 Claudio Magris


Massimiliano Maria Kolbe
Massimiliano Maria Kolbe (Zduńska Wola, 8 gennaio 1894 – Auschwitz, 14 agosto 1941) è stato un sacerdote polacco, frate francescano conventuale, che si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia, destinato al bunker della fame nel campo di concentramento di Auschwitz. È stato beatificato nel 1971 da papa Paolo VI ed è stato proclamato santo nel 1982 da papa Giovanni Paolo II


La morte ad Auschwitz
Il 28 maggio 1941 Kolbe giunse nel campo di concentramento di Auschwitz, dove venne immatricolato con il numero 16670 e addetto a lavori umilianti come il trasporto dei cadaveri. Venne più volte bastonato[senza fonte], ma non rinunciò a dimostrarsi solidale nei confronti dei compagni di prigionia[6]. Nonostante fosse vietato, Kolbe in segreto celebrò due volte una messa e continuò il suo impegno come sacerdote.


Alla fine del mese di luglio dello stesso anno venne trasferito al Blocco 14 e impiegato nei lavori di mietitura. La fuga di uno dei prigionieri causò una rappresaglia da parte dei nazisti, che selezionarono dieci persone della stessa baracca per farle morire nel cosiddetto bunker della fame.


Quando uno dei dieci condannati, Francesco Gajowniczek, scoppiò in lacrime dicendo di avere una famiglia a casa che lo aspettava, Kolbe uscì dalle file dei prigionieri e si offrì di morire al suo posto. In modo del tutto inaspettato, lo scambio venne concesso: i campi di concentramento erano infatti concepiti per spezzare ogni legame affettivo e i gesti di solidarietà non erano accolti con favore.


Kolbe venne quindi rinchiuso nel bunker del Blocco 13. Dopo due settimane di agonia senza acqua né cibo la maggioranza dei condannati era morta di stenti, ma quattro di loro, tra cui Kolbe, erano ancora vivi e continuavano a pregare e cantare inni a Maria. La calma professata dal sacerdote impressionò le SS addette alla guardia, per le quali assistere a questa agonia si rivelò scioccante.


Kolbe e i suoi compagni vennero quindi uccisi il 14 agosto 1941, vigilia della Festa dell'Assunzione di Maria, con una iniezione di acido fenico. Il loro corpo venne cremato il giorno seguente, e le ceneri disperse.
All'ufficiale medico nazista che gli fece l'iniezione mortale nel braccio, Padre Kolbe disse: «Lei non ha capito nulla della vita...» e mentre l'ufficiale lo guardava con fare interrogativo, soggiunse: «...l'odio non serve a niente... Solo l'amore crea!». Le sue ultime parole, porgendo il braccio, furono: «Ave Maria».


Fu lo stesso tenente medico nazista che raccontò dopo alcuni anni questo fatto, che fu messo agli atti del processo canonico [senza fonte]. L'espressione "Solo l'amore crea" fu ricordata più volte da Paolo VI nel 1971 in occasione della beatificazione di Kolbe.
Francesco Gajowniczek riuscì a sopravvivere ad Auschwitz. Tornato a casa, trovò sua moglie viva, ma i suoi due figli erano rimasti uccisi durante un bombardamento russo. Morì nel 1995.



Chi fu Salvo D'Acquisto


Salvo D'Acquisto nacque a Napoli, a Villa Alba, un edificio di 4 piani in via San Gennaro nel rione Antignano. Arruolatosi giovanissimo nei Carabinieri come volontario nel 1939, partì nuovamente volontario l'anno successivo per la Libia, presso Tripoli a pochi mesi dall'inizio della seconda guerra mondiale.

Dopo l'8 settembre 1943, un reparto di truppe tedesche delle SS si era accasermato presso alcune vecchie postazioni precedentemente in uso alla Guardia di Finanza, nelle vicinanze della località Torre di Palidoro, che rientrava nella giurisdizione territoriale della stazione Carabinieri di Torrimpietra. Qui il 22 settembre alcuni soldati tedeschi che ispezionavano casse di munizioni abbandonate, furono investiti dall'esplosione di una bomba a mano, probabilmente per imperizia nel maneggio degli ordigni. Due dei soldati morirono ed altri due rimasero feriti.


Il comandante, del reparto tedesco attribuì la responsabilità dell'accaduto ad anonimi attentatori locali e richiese la collaborazione dei Carabinieri della locale stazione,temporaneamente comandata da Salvo D'Acquisto per l'assenza del maresciallo comandante: minacciarono la rappresaglia se entro l'alba non fossero stati trovati i colpevoli.


Il 23 settembre furono dunque eseguiti dei rastrellamenti e catturate 21 persone scelte a caso fra gli abitanti della zona. Lo stesso D'Acquisto fu forzatamente prelevato dalla caserma, da parte di una squadra armata di SS, e fu condotto nella piazza principale di Palidoro, dove erano stati radunati gli ostaggi. Fu tenuto un sommario "interrogatorio", nel corso del quale tutti gli ostaggi si dichiararono ovviamente innocenti.
Nuovamente richiesto di indicare i nomi dei responsabili, D'Acquisto ribadì che non ve ne potevano essere, perché l'esplosione era stata accidentale, gli ostaggi e gli altri abitanti della zona erano dunque tutti quanti innocenti.


Gli ostaggi e D'Acquisto vennero quindi trasferiti fuori dal paese. Agli ostaggi furono fornite delle vanghe e furono costretti a scavare una grande fossa comune nelle vicinanze della Torre di Palidoro, per la ormai prossima loro fucilazione. Le operazioni di scavo si protrassero per alcune ore; quando furono concluse fu chiaro che le SS avrebbero davvero messo in atto la loro terribile minaccia.

A quel punto, secondo la testimonianza di Angelo Amadio:
  « all'ultimo momento, però, contro ogni nostra aspettativa, fummo tutti rilasciati eccetto il vicebrigadiere D'Acquisto. ... Ci eravamo già rassegnati al nostro destino, quando il sottufficiale parlamentò con un ufficiale tedesco a mezzo dell'interprete. Cosa disse il D'Acquisto all'ufficiale in parola non c'è dato di conoscere. Sta di fatto che dopo poco fummo tutti rilasciati: io fui l'ultimo ad allontanarmi da detta località. »

Tutti e 21 prigionieri furono lasciati liberi e immediatamente si diedero alla fuga, lasciando il sottufficiale italiano già dentro alla fossa, dinanzi al plotone d'esecuzione. Come raccontò nella sua testimonianza resa nel 1957, fece in tempo però mentre correva, a sentire il grido "Viva l'Italia" lanciato dal carabiniere, seguito subito dopo dalla scarica di un'arma automatica che portava a termine l'esecuzione.


Si girò e vide un ulteriore colpo sparato da un graduato tedesco al corpo già riverso per terra. Vide i soldati ricoprire il corpo con il terriccio, spostandolo con i piedi. Il comportamento del militare aveva infatti colpito le stesse SS, che il giorno dopo, secondo quanto riferito nella testimonianza della Baglioni, le riferirono: "Il vostro Brigadiere è morto da eroe. Impassibile anche di fronte alla morte."

Salvo D'Acquisto fu fucilato all'età di nemmeno 23 anni. Le sue spoglie sono conservate nella prima cappella sulla sinistra, adiacente all'ingresso, della Basilica di Santa Chiara di Napoli.


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